Giardino tirannico - Giardino Botanico Spinarosa

Spinarosa
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IL GIARDINO TIRANNICO
Problemi dovuti alla maggiore grandezza e potenza del giardino rispetto al suo creatore

Farsi ammaliare dal giardino non è sempre cosa buona. E’ possibile, infatti ammalarsi di giardino: soffrire perché il giardino non è sempre bello (perché non è sempre come dovrebbe essere a tarda primavera) e sviluppare l’ossessione di impedire quello che si fraintende come suo decadimento. Ciò significa essere affascinato solo dagli aspetti di crescita e sviluppo. Non sapere accettare l’involuzione invernale. Non riuscire a venire a patti con la caduta delle foglie autunnali o con lo scompiglio e le piante a terra di un temporale estivo o l’invasione di parassiti. Significa rifiutarsi di vedere in queste cose una condizione inevitabile, dolorosa, ma anche dotata di dolcezza amara e bellezza austera. Si soffre, quindi, perché ci si ritiene gli unici responsabili delle condizioni del proprio giardino e se ne è talmente diffidenti che non si può lasciare che si autoregoli. In questo modo, tutto il tempo viene impegnato nelle cure e nel lavoro di manutenzione e non si riesce a vederlo. Si perdono le grazie afroditiche del giardino e si acquista la condanna di mantenere una creatura energivora e che non dà alcuno ritorno in termini di bellezza e soddisfazione. Grande è, quindi, l’insoddisfazione che viene dall’avere sempre qualcosa da fare in giardino perché così come è non va bene e dal non riuscire a smettere di pensarci ora che si è trasformato in una preoccupazione incombente.
Una tale dura situazione di sofferenza interiore ha però un vantaggio: per superarla occorre trovare dentro di sé un po’ di affetto per le proprie parti morte. Per la propria caparbietà che vira sempre verso le cose sbagliate. Per la propria insufficienza e limitatezza. Obbliga a perdonarsi.
Quali sono i modi per acquietarsi e accettare di accompagnarsi anche con le parti morte del giardino? Come avviare un cambiamento verso una maggiore tolleranza?  
Considerare che assieme al giardino viene coltivato anche il giardiniere/realizzatore. Come la nuova pianta si deve adattare all’ambiente giardino, così il giardiniere deve aspettarsi di uscire modificato dalla sua passione per il giardino.  
Come alcune piante ‘inspiegabilmente’ non attecchiscono, così il giardiniere deve dimenticare ed abbandonare alcune pretese e progetti, rinunciare ad imporre la propria idea e a capire.  
A volte si tratta di accettare di moncare il progetto complessivo di una parte senza la quale ci sembra di destinare all’incomprensibilità l’intera struttura che, invece, guadagna un altro significato o un altro piano.
Si potrebbe considerare che le parti morte del giardino partecipano in realtà di un elemento profondamente vitale: nell’inverno, infatti, nel periodo spoglio, le radici delle piante hanno il loro daffare a integrare ciò che è morto. Le foglie, queste parti morte, non muoiono davvero ma trasferiscono le loro energie all’interno del terreno, trasformandosi per le radici. Insomma, al declino vegetativo (la “morta stagione”) la vita va sotto terra, non sparisce. E l’oscuro mondo dei morti viene illuminato. È in inverno che prendono forma i progetti delle piantagioni primaverili e vengono piantati gli alberi. Come a significare la creazione dalla potenzialità (le cose morte sono anche quelle che non ci sono ma potrebbero esserci).
Il giardino, tuttavia, può essere ammaliante (in questa accezione negativa appena descritta), anche attraverso un eccessivo peso conferito ai suoi aspetti autunnali, di macerazione ed involuzione (quando, ad esempio, il giardino fonda la sua bellezza esclusivamente sui colori autunnali, oppure quando se ne percepisce la struttura solo d’inverno, cioè soltanto quando la vegetazione spogliandosi ne lascia vedere finalmente l’ossatura caratterizzante). Un giardino, poi, può piacere perché è decadente, con una eccessiva bassa manutenzione, sempre in procinto di essere dominato dalle forze selvatiche della natura, perché è pieno di infestanti, di piante che si intrecciano e lottano tra loro soffocandosi, di luoghi umidi e ombrosi dovuti ad una crescita eccessiva non controllata e trascurata.
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